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Il magazine degli animali

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7.10.2016

Gratta la cuccia

"Mi chiamo Alessandra. Ho da farle una domanda diciamo....bizzarra,Il mio cane di 4 anni ,è un maschio prima di sedersi nella sua cuccia ,la gratta furiosamente con le zampe anteriori per almeno 3 minuti e lo fa ogni volta che si siede su quest'ultima , mentre sul divano no , gratta anche lo zerbino d'entrata. Non riesco a contenere le risate, però sono molto curiosa, potrebbe darmi qualche chiarificazione?" Ecco la dottoressa Sabrina Giussani medico veterinario esperta in comportamento animale:
"Buongiorno Loredana e buongiorno a tutti gli ascoltatori. Il comportamento del cane descritto dalla Sig.ra Alessandra potrebbe essere legato alla necessità dell'animale di “sistemare” il proprio giaciglio. Molti cani spostano la cuccia in un'altra stanza o la collocano al sole sul balcone. Alcuni mettono o tolgono la copertina secondo la stagione … altri ancora grattano così come facciamo noi quando sprimacciamo il cuscino. Potrebbe essere un comportamento “antico”: il cane ricorda che si accucciava nei prati o scavava una tana sotto gli alberi quando viveva con noi in tempi molto lontani.
Grattare lo zerbino d'entrata, invece, potrebbe avere un significato diverso. I cani possiedono ghiandole tra le dita che secernono feromoni, sostanze chimiche che noi non riusciamo più a percepire. È possibile che l'animale lasci un messaggio sullo zerbino simile a “qui vivo io”.
Alla prossima settimana.


6.10.2016

Ecco il nostro progenitore

Atmosfera da grandi eventi all'American Museum of Natural History di New York. E' stato presentato il fossile di un animale che, pensate, potrebbe essere il progenitore comune delle scimmie e dell'uomo, un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origini.
Il «completo e spettacolare fossile del possibile antenato” mostra una giovane femmina vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d'anni fa in una cava abbandonata vicino a Francoforte. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati, ma questo ha destato subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.
Gli antropologi si chiedono da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esistenti circa 50 milioni di anni fa presenti nell'America settentrionale e in Europa allora unite, l'evoluzione abbia poi portato verso l'uomo. Ora le caratteristiche del reperto tedesco farebbero pensare che siano gli «antenati giusti» o almeno più probabili
Uno degli aspetti a favore delle conclusioni è la mancanza dei denti a pettine. Bisogna comunque tener conto che passeranno milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli. Infatti la separazione fra le antropomorfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».

5.10.2016

Antico legame fra gatto e uomo

Una ricerca condotta sul Dna estratto dai resti di gatti trovati in 30 siti archeologici dimostra che questi felini erano di casa fra i primi agricoltori e perfino tra i più antichi marinai, compresi i Vichinghi. Lo studio, coordinato dalla genetista Eva-Maria Geigl, dell'Istituto Jacques Monod a Parigi, è stato presentato nel convegno internazionale di Archeologia biomolecolare organizzato a Oxford.
Secondo i ricercatori l'agricoltura sarebbe stata cruciale per la nascita del legame tra uomo e gatto e tutto sarebbe avvenuto grazie alle scorte di grano conservate dai primi contadini. Il grano infatti avrebbe attirato i topi, che a loro volta avrebbero attirato i gatti selvatici. Dopo aver visto il vantaggio di averli vicino, l'uomo avrebbe cominciato ad addomesticare i gatti. Anche i primi marinai avrebbero portato volentieri i gatti sulle navi per lo stesso motivo.
Il legame tra esseri umani e gatti sarebbe nato agli albori dell'agricoltura, circa 12.000 anni fa e da qui i gatti addomesticati si sarebbero diffusi ovunque, seguendo gli spostamenti delle comunità agricole. In particolare si è scoperto che i discendenti dei gatti dell'antico Egitto si sono diffusi in Bulgaria, Turchia e Africa Sub Sahariana; persino un gatto vichingo sepolto in Germania, in un sito che risale al periodo compreso tra l'ottavo e l'undicesimo secolo, discendeva dai gatti dell'antico Egitto.

4.10.2016

Vespa velutina feroce predatore

La Vespa velutina, feroce predatore, ha cominciato ad attaccare le colonie di api britanniche dopo avere devastato quelle belghe, francesi, spagnole, portoghesi e italiane. Ma Se le api della campagna sono sempre più minacciate da pesticidi e predatori, c'è un solo modo per salvarle: farle crescere in città.
Ricordiamo che Questa Vespa velutina viene dall'Oriente ed è arrivata in Europa nel 2004, usando come cavallo di Troia una cassa di vasellame cinese. Attacca anche l'uomo, qualche volta con esiti mortali, ma, come dicevamo, la sua preda preferita sono le api, delle quali si ciba. Questa vespa è un pericolo serio e ha creato l'allerta anche in Piemonte e in Liguria, dove è già presente, e in Toscana, dove sta per arrivare. Lei è considerata una delle responsabili della sparizione delle api, insieme con la progressiva distruzione del loro habitat. Con un'eccezione: a Londra la popolazione delle api sta crescendo in modo vertiginoso. Nelle terrazze dove si coltivavano fiori e piante, però da qualche tempo molti abitanti hanno cominciato a dotarli di piccole arnie per l'allevamento delle api. Altri alveari sono stati collocati lungo i canali e si calcola che in città ve ne siano già almeno 2.500, sparsi fra i grandi parchi e le abitazioni private. Questa idea arriva dall'Opera di Parigi, che ha sul tetto cinque arnie abitate da 250 mila api, ora presenti anche sopra l'Opera Bastille «E' importante – ha dichiarato” il capo del London Pollinator Project – che la gente contribuisca a salvare le api. Non solo con le arnie, ma anche semplicemente coltivando i fiori che le nutrono, come la salvia e il lillà».
Piccoli gesti alla portata di tutti, che possono fare una grande differenza.
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