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Il magazine degli animali

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27.5.2011

Mya mangia anche i sassi. Help!

Oggi rispondiamo a Mary che ha un problema con la sua piccola Mya, una meticcia di 5 mesi presa in canile. Mya mangia ogni cosa che trova in terra compresi i sassi.
Allora Mary, quello che fa il tuo cane si chiama “pica” ed è un problema che si verifica molto spesso nei cuccioli.
Purtroppo il frequente desiderio di ingerire oggetti non commestibili, è un atteggiamento che mette in serio pericolo i cuccioli stessi ed assilla molti proprietari. Soprattutto se questi oggetti sono dei sassi!
I consigli che posso darti sono svariati... eccone alcuni:
- quando esci porta sempre con te dei premi gustosi che, mi raccomando, non devono mai essere gettati a terra ma dati direttamente in bocca con le mani;
- quando vedi che sta mangiando qualcosa richiamalo. se non viene da te raggiungilo, se si muove non inseguirlo ma fermati in modo che ti noti e cerca di convincerlo a raggiungerti. Molto utile sarebbe, fingere di nascondere qualcosa di prezioso tra le mani; oltre ad inventarsi un richiamo veramente giocoso e gioioso che attiri l'attenzione del cane;
- non dare a vedere che sei interessato a quello che ha in bocca;
- non tentare mai di togliere ciò che ha in bocca, potrebbe pensare che gli vuoi rubare quello che ha conquistato;
- fagli notare il bocconcino che tieni in mano ed invitalo a prenderlo. Dagli una buona alternativa a quello che deve mollare.
Questi sono solo alcuni consigli. Contattando un educatore cinofilo e frequentando un corso di educazione di base riuscirai anche ad instaurare un rapporto con Mya che la porterà ad avere maggiore attenzione nei tuoi confronti e quindi prestare meno attenzione a tutto quello che trova in terra.

26.5.2011

Mare e spiagge anche per loro

La località balneare più virtuosa è Rimini, con 13 "Bau beach" o spiagge "Animal friendly": tratti di costa attrezzati e ospitali con i turisti a quattro zampe, che accolgono cioè gli animali domestici con i loro "padroni". A tutt'oggi queste spiagge sono una settantina in tutt'Italia, ma è l'Emilia Romagna a trionfare con una trentina di splendide spiagge: È il risultato di un'azione portata avanti con determinazione dal ministero del turismo condotto dal ministro Michela Brambilla.
Meta dei bagnanti che «giustamente non vogliono separarsi dai loro beniamini nei momenti di vacanza» anche la Toscana, dove le bau beach sono una decina: per l'esattezza, oltre alle quattro di Piombino, due a Cecina, e poi a Grosseto, Porto Azzurro, San Vincenzo. Subito dopo viene la Liguria, con otto spiagge, la Sardegna, il Lazio, le Marche con quattro ciascuna.
L'ordinanza stabilisce che alla Bau Beach «possono accedere alla spiaggia esclusivamente i cani regolarmente iscritti all'anagrafe canina», che «possono fare il bagno in mare nello specchio acqueo antistante la zona sopraindicata sotto il controllo e con la responsabilità del proprietario» e che «qualunque deiezione degli animali stessi deve immediatamente essere rimossa a cura del proprietario munito di paletta/raccoglitore e riposta negli appositi contenitori».
Vi ricordo che se volete consultare le spiagge che accettano gli animali troverete l'elenco su www.prontofido.net oltre a
www.turistia4zampe.it del ministero del Turismo.

25.5.2011

Sperimentazione? Meglio lanciare una moneta

«Il lancio di una monetina è più predittivo di una sperimentazione su animali». A sostenerlo è André Menache, medico veterinario e direttore di Antidote Europe, intervenuto a Roma alla conferenza "L'errore nella ricerca biomedica", un appuntamento organizzato per parlare proprio della sperimentazione animale. «Numerosi studi hanno comparato la tossicità di un farmaco negli animali con le reazioni avverse al farmaco osservate in pazienti umani. La correlazione tra i due ordini di dati in media è del 30%, il che rende i test sugli animali persino meno affidabili del lancio di una monetina».
«Il dato - prosegue Menache - è dimostrato anche dalle numerose morti che avvengono nei Paesi occidentali per reazioni avverse ai farmaci. Questi decessi occupano il quarto posto tra le cause di morte dopo infarto, tumore e ictus. Abbandonando i test sugli animali - propone - potremmo finalmente destinare risorse più adeguate allo sviluppo e al perfezionamento dei metodi di ricerca basati sull'uomo, attualmente predittivi solo al 75%, rendendoli ancora più accurati e affidabili».
«Ogni specie reagisce in modo diverso – ha commentato Fabrizia Pratesi De Ferrariis, coordinatrice del Comitato scientifico Equivita - basti pensare che perfino ratti e topi, specie strettamente imparentate, offrono risposte differenti tra di loro nel 60% dei casi. È un errore metodologico - conclude - considerare gli animali modelli attendibili per l'uomo».








24.5.2011

I più vicini all'estinzione

Un gruppo di zoologi australiani dell'Istituto per l'Ambiente dell'università di Adelaide, ha messo a punto un indice per determinare quanto vicine all'estinzione siano le specie animali con la speranza di prevenire la scomparsa di alcune delle popolazioni.
Partendo dalla teoria che le specie hanno bisogno di circa 5.000 individui per sopravvivere, e se le popolazioni scendono sotto quei livelli, il rischio di estinzione è
alto e la specie non potrà affrontare eventi come gli incendi boschivi. Alcune specie hanno subito massicci declini a causa del disboscamento o del cambiamento climatico, e altre sono a rischio per effetto della caccia e dello sfruttamento eccessivo, come il commercio della carne di selvaggina.
Gli zoologi australiani hanno studiato 95 specie di mammiferi dei diversi continenti, concludendo che quasi il 20% è vicino all'estinzione. Più della metà di queste sono vicine al punto di non ritorno, con popolazioni a livelli insostenibili. Fra queste il rinoceronte di Giava, l'asino selvatico africano, la lince iberica e il lupo etiope. «Se un animale è diventato così raro che per salvarlo è necessaria una gran quantità di denaro e di risorse, oppure perchè l'habitat è scomparso, come nel caso del rinoceronte di Giava, purtroppo non vale più la pena di cercare di salvarlo», dichiara Bradshaw. «È una conclusione controversa ma inevitabile, dato che le risorse disponibili sono limitate».
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