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Il magazine degli animali

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21.9.2010

I gatti non hanno padroni ma schiavi

C'è un detto che recita: «I cani hanno padroni, i gatti hanno degli schiavi». Che si sia d'accordo o meno, a confermare la teoria che vuole i felini come abili e sottili manipolatori degli umani che di loro si prendono cura vi è ora una ricerca britannica. Realizzata dalla University of Sussex e pubblicata sul giornale scientifico Current Biology, l'analisi ha svelato come gli amici gatti riescono effettivamente a sfruttarci e a farsi accontentare grazie a un “miao” tutto particolare.
E' infatti un modo speciale di fare le fusa, mescolato a un miagolio basso che in qualche modo ricorda il pianto di un neonato, l'arma segreta utilizzata dai gatti quando hanno bisogno di attirare la nostra attenzione per ottenere ciò che desiderano, e cioè cibo o una lettiera pulita. Infatti, a differenza del solito miagolare insistente, che spesso porta il padrone di casa infastidito ad allontanare il gatto dalla stanza, questo verso particolare è irritante ma al tempo stesso irresistibile, e non può essere ignorato.
Analizzando la reazione a diversi tipi di miagolio da parte dei partecipanti allo studio, la ricerca ha potuto stabilire che le fusa miste a tale tipo di pianto suscitano attenzione anche in quanti non hanno mai avuto un micio. E, sempre secondo lo studio inglese, infatti, sono emesse a una frequenza che agisce sul cervello dell'uomo e attiva l'istinto di protezione che normalmente entra in gioco quando dobbiamo prenderci cura dei bambini. In pratica, quando il micio emette questo verso, sentiamo la necessità impellente di accontentarlo purché smetta. Ed ecco spiegato perché al mattino, appena svegli, non c'è verso di riuscire ad andare in bagno o di farsi un caffè se prima non si è dato da mangiare al micio, che con il suo miagolio irresistibile e misterioso ci guida sapientemente verso la ciotola e la busta dei croccantini.

20.9.2010

I vegetariani sono più sensibili alle sofferenze

Oggi qui al Magazine parliamo di alimentazione: dieta onnivora e dieta vegetariana o vegana.
Sembra che chi mangia solo verdure ed evita la carne e i prodotti derivati da animali, è maggiormente sensibile verso la sofferenza umana e animale rispetto a chi invece mangia di tutto. Lo hanno dimostrato recentemente i ricercatori del San Raffaele di Milano, in collaborazione con l' Università di Ginevra e Maastricht.
Secondo lo studio, coordinato da Massimo Filippi e da Mara Rocca, «l'attività encefalica degli individui che hanno deciso di escludere dalla loro dieta anche in parte l'utilizzo di derivati animali per ragioni etiche, coinvolge differenti circuiti neurali in seguito all'osservazione di scene di sofferenza umana o animale rispetto a quanto accade in chi non ha compiuto tale scelta».
Gli scienziati hanno evidenziato, tramite risonanza magnetica funzionale, che rispetto a soggetti onnivori «i vegetariani e i vegani presentano una maggiore attivazione di aree del lobo frontale del cervello associate allo sviluppo e alla percezione di sentimenti empatici.
E' una cosa che fa pensare.

17.9.2010

Kong: gioco utile e divertente

Oggi rispondiamo a Lina che ci scrive perché da poco sta usando con la sua cucciolona di due anni il Kong, di cui spesso abbiamo parlato, e ci chiede qualche precisazione in merito al corretto utilizzo del gioco.
Prima di tutto vi ricordo che il Kong è quel gioco resistentissimo utile a tenere impegnati a lungo i nostri cani evitando così che facciano danni in casa o in giardino in nostra assenza. Inoltre è anche un gioco che stimola la mente del nostro cane.
Come si usa?
Essendo cavo all'interno il miglior modo per utilizzarlo è inserire una sottiletta facendo in modo che aderisca bene alle pareti interne e poi aggiungere dei bocconcini appetitosi. Poi se vogliamo richiudiamo con un'altra sottiletta.
Una volta che il cane lo ha ripulito possiamo riprendercelo onde evitare, come per il cane di Lina, che diventi un'ossessione...
Se vediamo che il cane non è molto d'accordo a farselo portare via... nel senso che ci segue insistentemente, saltandoci addosso etc.. etc.. facendoci capire che appunto vorrebbero continuare a leccare il suo gioco preferito, gli diamo un biscottino in cambio del Kong...
Se volete sapere dove poterli acquistare come sempre scrivete a prontofido@prontofido.net

16.9.2010

Le scimmie soffrono il solletico

Le scimmie soffrono il solletico, e sono capaci di ridere proprio come gli esseri umani. Una caratteristica che abbiamo ereditato dal nostro antenato comune, ben 16 milioni di anni fa. E' quanto sostiene la ricerca della dottoressa Marina Davila Ross, primatologa dell'università di Portsmouth, in Inghilterra. Con il suo team ha analizzato le registrazione di oltre 800 risate di bambini, oranghi, scimpanzè e gorilla a cui veniva fatto il solletico. Per ottenere le registrazioni sono stati solleticate oltre 20 giovani scimmie e 3 bebè umani.
"Nonostante le diversità, la ricerca indica che la risata ha basi pre-umane", spiega la dottoressa Davila Ross, "ed è probabile che le grandi scimmie usino quesi suoni per interagire fra loro in modo simile al nostro".
Di più. Le differenze stesse fra i suoni emessi durante la risata avrebbero un senso: corrispondono alla differenziazione delle specie sull'albero genealogico nel corso dell'evoluzione.
"E' una scoperta molto importante per la ricerca sulle emozioni di uomini e animali, ma anche per la gestione e i rapporti con i primati liberi o in cattività". La ricercatrice ha aggiunto che, secondo i suoi studi, la risata si è evoluta gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 16 milioni di anni della storia evolutiva dei primati, uomo compreso.
Dopo aver solleticato tutte le diverse specie di grandi scimmie, si sono trovate anche somiglianze sorprendenti tra esseri umani, gorilla e scimpanzè bonobo (che, non a caso, condividono con noi oltre il 96% del patrimonio genetico). Tutte e tre le specie hanno lo stesso meccanismo fisico di emissione della risata.
Prima di questa scoperta, si credeva che la risata delle scimmie fosse semplicemente un riflesso empatico volontario di imitazione e non la risposta involontaria a uno stimolo come il solletico.
Viva la risata e aurevoir
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